Riso: riso da seme, riso da mangiare.
Domenica 06 Febbraio 2011 07:35

Questo titolo che, a leggerlo sembra così ovvio, ovvio non lo è, e lascia spazio ad alcune deduzioni. Il riso nasce dal seme ed ha una destinazione alimentare: il seme e il consumo sono l'alfa e l'omega della filiera del riso. Due elementi fondamentali che si condizionano reciprocamente e trovano nel mercato la loro naturale espressione di sintesi.

Ma nella filiera del riso i rappresentanti della produzione del seme finora non hanno mai avuto voce in capitolo. Nella cultura dei risieri non si è mai preso atto che un dialogo avrebbe potuto costituire un buon punto di partenza per una migliore gestione del settore. Ora si fanno i primi passi in questo senso e i risultati si potrebbero vedere nel tempo.

Le problematiche relative al comparto dei risi lunghi B (indica) sono tuttora sul tavolo. Una grossa fetta del mercato del riso e del consumo internazionale resterà sguarnita se non si darà una congrua remunerazione agli agricoltori produttori. Per fortuna l'esistenza delle tecnologia clearfield applicata, per ora, a sole varietà di riso lungo B vincola praticamente gli agricoltori a questa scelta indipendente dalla attuale situazione di mercato. Per il resto il riso indica langue, se questo trend si confermerà.

Sul fronte opposto i risi lunghi A (iaponica) vivono un momento di effervescenza sia per mancanza di prodotto (da verificarsi) sia per un consumo indubbiamente sostenuto. Sono in prima linea i tipi Carnaroli e Arborio, cioè il riso italiano per eccellenza a godere di un eccezionale rialzo nei prezzi secondo una curva che abbiamo già conosciuto. Per ora non si direbbe che questo fenomeno spinga gli agricoltori produttori ad un esagerato e squilibrato investimento sulle varietà sopra dette.  La campagna delle prenotazioni del riso da seme è però ben lungi dall'essere finita.

 
Semina del riso: deduzioni
Lunedì 17 Gennaio 2011 00:00
Dopo le vicende climatiche dell'anno scorso 2010, per lo più responsabili di molti dispiaceri per gli agricoltori, vale la pena fare alcune considerazioni.  Già su questo giornale avevamo affrontato l'argomento (1 maggio 2009), a quanto pare con maggiore ottimismo, abbastanza convinti della capacità del clima, cosa che per lo più avviene, di sanare naturalmente certi eventi anomali.  Ma le considerazioni allora esposte valgono tuttora: solo ci siamo trovati di fronte a un clima che ha sommato condizioni avverse in primavera, in estate e anche in autunno con perturbazioni e sbalzi di temperature.
Ricordiamoci che, in ogni caso abbiamo di fronte un elemento imprevedibile: il clima. Non è escluso che quest'anno 2011 trovi gli agricoltori pronti a seminare anche troppo presto mettendo le coltivazioni a maggiore rischio brusone e sterilità se l'estate sarà molto calda.
I sementieri giustamente forniscono indicazioni generiche di data di semina nelle varie zone; si tratta di consigli astratti dalle situazioni reali, così come la situazione meteorologica si svolgerà. Forse sarebbe più calzante fare osservazioni più avanti quando le previsioni sugli orientamenti climatici saranno più chiare.  Per ora vale la considerazione di non dare per assolute e dunque riproponibili le condizioni dell'anno scorso.
 
Un anno promettente: prudenza!
Mercoledì 12 Gennaio 2011 00:00
L'anno 2011 si apre, per i risicoltori, sotto l'egida dei migliori auspici.  I prezzi sono in lievitazione, le statistiche curate dall'Ente Risi mostrano una intensa attività di compravendita durante tutta la coda dell'anno scorso, le giacenze presso gli agricoltori si riducono...
In effetti l'anno scorso si era distinto per una instabilità meteorologica intensa: le piogge e gli sbalzi di temperatura avevano messo a dura prova le coltivazioni, penalizzando soprattutto chi, per motivi aziendali, aveva seminato a partire dalla metà di maggio in poi. Il risultato: una forte discontinuità nella qualità del risone prodotto e anche nella entità del raccolto ottenuto.
Ecco, la combinazione di produzioni non soddisfacenti e una certa effervescenza di mercato ha determinato questi prezzi, direi interessanti, anche al di sopra delle previsioni.  Chi ha coltivato risi per il mercato interno, e soprattutto le varietà delle "griglie" del Carnaroli (Karnak) e dell'Arborio (Volano) si è così visto compensare con i prezzi la diminuita quantità o la diminuita resa alla lavorazione.     Qualcuno, per paradosso, ne uscirà economicamente più soddisfatto che l'anno scorso.
Un discorso a parte merita l'Ulisse che, pur non essendo entrato nella griglia dell'Arborio, come era stato richiesto è molto ricercato anche in funzione delle diminuite produzioni del riso legittimamente in quella griglia.  Baldo e Roma risentono a loro volta, sia pure con qualche ritardo, di questo clima positivo.      Lo stesso vale per il riso tondo che ha segnato un buon progresso.   Fa eccezione a questo trend il settore dei risi Lunghi B (indica) per i quali il mercato internazionale fa da calmiere e i prezzi restano ancora insoddisfacenti.
Insomma questo momento di euforia sarà bene tenerlo a briglia. La volatilità dei mercati è nemica degli agricoltori ai quali la speculazione gioca sempre brutti scherzi. Auguriamoci, almeno per i risi del mercato nazionale, che l'equilibrio raggiunto con la fine dell'anno non venga sconvolto perchè gli sprint al rialzo, che poco hanno a che fare con la legge fondamentale del mercato, o prima o poi si pagano con periodi di stagnazione e con sorprese negative.
 
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