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Commissione Agricoltura del Senato Nuova disciplina del commercio interno del riso Disegno di Legge n. 1909
Roma 31 marzo 2010
Audizione del dott. Giulio Melzi d'Eril legale rappresentante della Società Agricola Sementiera Giulio Melzi d'Eril s.s., costitutore della Varietà di riso Karnak
La Società Agricola Melzi d’Eril, con sede a Belgioioso di Pavia, è iscritta dalla sua nascita nel 1977 alla federazione Coldiretti e dal 1988, con regolare licenza, esercita attività sementiera.
Nel 2002 la Soc. Agr. Melzi d’Eril ha costituito a Belgioioso la varietà di riso Karnak che è il risultato di un lavoro di miglioramento della varietà pubblica Carnaroli con l’obiettivo di ridurre notevolmente l’altezza della pianta. Ne risulta una varietà più produttiva, più agevole da coltivare e che ottiene una granella da ogni punto di vista identica a quella del Carnaroli.
Lo dimostra una analisi di laboratorio del CRA, l’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di Vercelli, compiuta il 30-09-2005 prot. 718, su due campioni di riso selezionato e certificato dall’Ente Nazionale Sementi, derivati da partite di aziende limitrofe di Belgioioso: uno di Carnaroli e uno di Karnak. Nel rapporto dell’Istituto di Vercelli è compresa l’analisi amilografica che riproduce in laboratorio il procedimento di cottura del riso. Questa analisi ha dato il risultato di una sostanziale identità tra le due varietà di riso. (All. 1) Lo dimostrano le dichiarazioni delle principali ditte venditrici di Carnaroli: Riso Gallo e Riso Scotti che nella commercializzazione del riso derivato da partite della varietà Karnak non hanno mai riscontrato, circa la qualità, alcuna differenza rispetto al riso Carnaroli. (All. 2)
Seguendo la prassi consolidata dalla vigente legge del 1958 la varietà Karnak, dopo le necessarie verifiche, è stata accorpata al gruppo merceologico della varietà Carnaroli con D.M. del Ministro delle Politiche Agricole, del 30 gennaio 2007. Da allora la produzione delle piante di Carnaroli e di Karnak entra regolarmente e senza alcun problema nelle scatole con il marchio Carnaroli.
D’altronde è noto presso i tecnici del settore che il Carnaroli coltivato a Vercelli è più piccolo e vitrescente , mentre quello che viene prodotto a Ferrara risulta più grande e perlaceo, quello infine che deriva dalle zone originarie di Milano e di Pavia si trova in una situazione mediana. Lo stesso vale per il Karnak e queste differenze che si possono far risalire al clima, alla regione, al tipo di terreno e alla tecnica colturale sono molto superiori a quelle che eventualmente potrebbero essere riscontrate tra Carnaroli e Karnak nei differenti areali.
Tali disparità, che sono un fatto normale nel mercato del risone e assai note ai mediatori, fanno giustizia delle polemiche sorte negli ultimi tempi, e apparse anche sulla stampa. Non è un caso che i detrattori della varietà Karnak facciano riferimento a partite di riso prodotte in area vercellese che, per le sue caratteristiche agrarie e climatiche, non è terra vocata a questo tipo di risone come non lo è al Carnaroli. Lo dimostrano le statistiche dell’Ente Nazionale Risi aggiornate all’anno scorso che vedono nella sezione di Vercelli una estensione di coltivazioni del gruppo varietale Carnaroli per circa 800 ettari a fronte di circa 8.000 ettari, dieci volte tanto, registrati dello stesso gruppo nella sezione di Pavia. E’ facile insomma cadere in errore e differenziare varietà identiche se ci si appoggia a dichiarazioni non attendibili e ci si limita a ristrette provincie.
Occorre inoltre dire che ai milioni di consumatori la denominazione Carnaroli ricorda solo un tipo di riso bianco con le sue caratteristiche specifiche, e non certo il nome di una pianta: è quel tipo di riso bianco, così strategico nel mercato italiano, che va tutelato. Le varietà hanno una loro vita e sono destinate a essere surrogate da altre più nuove e più sane sotto l’egida della stessa qualità. Avviene lo stesso per esempio in India con la denominazione di riso Basmati ormai rappresentata da oltre venti specie varietali tra loro simili per misure e aroma.
In conclusione sarebbe auspicabile che il principio di accorpamento accettato per tutte le altre denominazioni di riso potesse essere confermato anche per il Carnaroli non creando eccezioni inutili e mantenendo l’allegato del disegno di legge così come presentato dal Ministro Luca Zaia.
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